Moca e imballaggi di plastica, carta, cartone: dove metto gli alimenti?

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All’indomani dell’annuncio della plastic tax, tutti i grandi produttori di imballaggi per alimenti si sono attivati per ideare nuove soluzioni: bottiglie per il latte in vetro, poco estendibile all’intero mercato, bottiglie in plastica biodegradabile ma impossibili da produrre perché il sistema di raccolta non è in grado di gestire i diversi nuovi materiali di plastica per alimenti separandoli dagli altri imballaggi in plastica che finiscono ad incenerimento. Bocciate  anche le proposte di portarsi la bottiglie da casa per acquistare latte o altri alimenti alla spina per gli evidenti problemi sul piano igienico.

Anche i problemi legati alla disponibilità di plastica riciclata non sono da sottovalutare: in Italia se ne produce poco e saremmo quindi costretti ad importarlo. Per un Paese come l’Italia che è uno dei principali produttori di imballaggi è un vero paradosso!

Tutte le aziende in ambito alimentare sponsorizzano azioni di economia circolare sui propri imballaggi, non sempre con risultati eccellenti in termini di qualità dei nuovi prodotti.

“In base al Regolamento Europeo (quadro 1935/2004) tutti gli oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti devono essere corredati da un’etichetta o una stampa che indichi chiaramente “PER ALIMENTI”, oppure devono riportare il simbolo specifico con il disegno stilizzato del bicchiere e della forchetta oppure un’indicazione specifica relativa all’impiego (macchina da caffè, bottiglia per vino, cucchiaio per minestra). Salvo i casi, molto rari ormai, in cui l’articolo sia palesemente destinato a venire in contatto con gli alimenti (ad esempio una forchetta o una caffettiera, che non lasciano spazio a dubbi su come possano essere altrimenti usati).”

Se si tratta di oggetti da non usare in cucina o a tavola, si dovrebbe leggere in modo chiaro ed evidente l’indicazione “NON PER ALIMENTI”. Questo vale per la plastica, la ceramica, il vetro e qualsiasi materiale impiegato per produrre oggetti che normalmente si utilizzano in cucina o vengono a contatto con il cibo. Anche in vacanza è opportuno tenere gli occhi aperti e fare acquisti di souvenir a regola d’arte oltre che artistici.

Certamente la plastica è oggi nell’occhio del ciclone per il suo impatto sull’ambiente e sulla salute. La messa al bando di prodotti tra cui posate e piatti di plastica è ormai certo dal 2021 e si moltiplicano le ordinanze anti-plastica emesse da Comuni, Provincie e Regioni (vedi elenco: Italia Plastic Free.pdf).

Con cosa sostituirli? Quali materiale utilizzare?

  • Borracce di moda ma dai materiali dubbi: tra i materiali più comuni con i quali sono realizzate le borracce si annoverano la plastica, l’acciaio e l’alluminio; in misura minore anche il vetro (che ha lo svantaggio del peso e della fragilità). Quelle in plastica hanno il rischio di incorrere in un sapore alterato dell’acqua o della bevanda che vi è contenuta, eventualità fortemente legata alla qualità della plastica e alle temperature di utilizzo.
  • Pellicole antibatteriche al chitosano anziché quelle contenenti acido benzoico, nitriti e nitrati.
  • Foglie di banano per impacchettare frutta e verdura, una confezione eco-compatibile e garantita senza pesticidi.
  • Tritan,  polipropilene, polietilene, PET sono i materiali più largamente utilizzati ma si trovano ancora anche quelle in policarbonato (materiale ormai bandito per la realizzazione di biberon o tazze per bambini)  a causa della presenza del noto interferente endocrino Bisfenolo A (BPA). Esistono borracce con rivestimento che si frantuma in bocca, non idonee a tutti i tipi di bevanda (acqua, succhi di frutta, estratto di ortaggi, limonate, sciroppi, infusi, caffè, tè, bevande energetiche) non adatte ad essere messe in freezer o microonde, all’uso di detersivi per il lavaggio a mano anziché in lavastoviglie.
  • Utensili da cucina in poliammide, come mestoli e fruste.
  • Posate in legno che però lasciano un cattivo sapore in bocca, bicchieri riciclabili e cannucce di carta che con alcuni alimenti non funzionano bene,  ciotole commestibili per servire salse e insalate
  • PFAS (meglio conosciuta come carta oleata per alimenti) che grazie alla presenza di numerosi legami carbonio-fluoro conferisce particolari caratteristiche come la repellenza all’acqua e ai grassi, molto sfruttata in ambito alimentare specie per trattare superficialmente carta e cartone. Oltre che negli imballaggi alimentari i PFAS sono usati sin dagli anni ’50 come emulsionanti e tensioattivi in prodotti per la pulizia, nella formulazione di insetticidi, rivestimenti protettivi, schiume antincendio e vernici. Sono impiegati anche nella produzione di capi d’abbigliamento impermeabili, in prodotti per stampanti, pellicole fotografiche e superfici murarie nonché in materiali per la microelettronica. Diversi studi hanno però dimostrato come queste sostanze hanno il rischio di accumularsi all’interno del nostro organismo con effetti negativi sulla crescita, l’apprendimento e il comportamento in neonati e bambini, ridurre la fertilità, agire come interferenti endocrini, aumentare i livelli di colesterolo e influenzare il sistema immunitario.
  • La coperta di bisfenolo A in cartoni per pizza riciclati è qualcosa di illegale perché la legge italiana non ammette l’uso di carta e cartone riciclato a contatto con i cibi se non in specifici contesti, ovvero per alimenti solidi secchi come sale, zucchero, riso e pasta secca. Il limite di migrazione per il bisfenolo A, seppur valido ad oggi solo per le plastiche (50 parti per miliardo) e le analisi evidenziano quantitativi fino a circa sei volte più alti in uno dei cartoni analizzati e la pizza rappresenta un alimento di grande successo in Italia, anche i bambini più piccoli la consumano.  Già nel 2007 fu evidenziata la contaminazione da parte di sostanze particolarmente preoccupanti: gli ftalati, sostanze tossiche per la riproduzione, già banditi dai contenitori per alimenti così come dai giocattoli per i bambini più piccoli.
    Sostanze, la cui presenza fu imputata ancora una volta alla carta riciclata impiegata e provienienti da inchiostri, lacche e adesivi usati nel materiale originale.

Quali potenziali criticità allora sull’impiego di carta da usare per i prodotti che dal 2021 non potranno più essere realizzati in plastica?
Alcuni studi e analisi di laboratorio condotte su 76 articoli in carta colorata destinati a entrare in contatto con alimenti: tazze da caffè, bicchieri, piatti, cannucce, tovaglioli, sacchetti per il pane e imballaggi per alimenti come pasta, cereali e caramelle hanno verificato la presenza di ammine aromatiche nel 17% dei casi (composti, alcuni dei quali cancerogeni, altri sospettati di esserlo)  principalmente in prodotti come cannucce e sacchetti per caramelle.

Inoltre i risultati sembrerebbero dimostrare che l’impiego di carta e cartone stampato per alimenti, comporta il rischio legato alla presenza di sostanze chimiche piuttosto problematiche in grado di migrare negli alimenti e non ancora valutate dall’Efsa.
Sono stati rilevati fotoiniziatori e altre sostanze correlabili all’uso di inchiostri da stampa in quasi tutti i campioni di imballaggi testati e benzofenone ad alti livelli (alcuni sospetti cancerogeni e collegati a proprietà di interferenza endocrina).

Non ci sono leggi armonizzate di carattere europeo per la carta (eventualmente stampata): ogni Paese può stabilire una normativa propria, diversa da quella di altri Stati membri. Se nel nostro Paese l’uso di carta riciclata è previsto solo per alimenti solidi secchi (sale, zucchero, riso, pasta secca) in Germania è ammesso l’uso per tutti i tipi di alimenti «previa verifica della conformità».

Tutti i materiali che entrano a contatto con gli alimenti possono essere un rischio per la salute quando si verifica un trasferimento, o migrazione, di sostanze chimiche da un contenitore per la conservazione, una padella o una pellicola, al cibo. Per evitare che ciò avvenga, è importante adottare corrette modalità di utilizzo ed etichettatura.

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