Economia circolare e sostenibilità ambientale: il ruolo delle piccole imprese

nature-3294632-1280-1I processi di crescita si intrecciano con sempre maggiore intensità con la sostenibilità ambientale e il contenimento della produzione di rifiuti. La gestione delle fasi del ciclo di vita del prodotto da parte delle imprese e i modelli di consumo si orientano verso un maggiore riciclo, riuso e riparabilità dei beni e, in tale contesto, la domanda di lavoro sarà guidata dalle assunzioni di professioni legate alla sostenibilità ambientale.

L’economia circolare in Italia realizza un fatturato di 55,8 miliardi di euro e un valore aggiunto di 18 miliardi, pari all’1,1% del PIL; le attività di riciclo, riuso e riparazione sviluppano 2,2 miliardi di euro di investimenti e un’occupazione di oltre mezzo milione di addetti. Su questo fronte l’Italia è al primo posto tra i maggiori paesi europei per quota di occupati nell’economia circolare, pari al 2,1% degli occupati di tutti i settori e superiore all’1,7% della media UE; la quota dell’Italia si colloca davanti al 2% della Spagna, all’1,6% del Regno Unito, all’1,5% della Francia e della Germania.

Domina la piccola impresa con il  75,5% degli occupati nell’economia circolare. Nei 24 settori dell’economia circolare in Italia operano 143 mila MPI che, con i loro 385 mila addetti, realizzano un fatturato di 39,5 miliardi di euro, il 70,9% dell’intero comparto e contribuiscono alla crescita dell’economia italiana con 11,4 miliardi di euro valore aggiunto.

L’ECONOMIA CIRCOLARE: IL PESO DELLE MPI IN ITALIA
anno 2016, milioni di euro – Elaborazione Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia su dati Istat

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Su un campione di oltre 1.700 imprese lombarde, si evidenzia che tra le azioni green intraprese dalle imprese figura la riduzione dei rifiuti (30,9%),  la quota sale al 50% per le imprese che lavorano materiale riciclato e usano imballaggi riciclati e nell’arco degli ultimi cinque anni il 38,4% di queste imprese ha migliorato il proprio livello di circolarità.

Nel 53,1% dei casi le imprese si sono attivate ponendo maggiore attenzione alla scelta delle materie prime, nel 28,2% sulla gestione dei rifiuti, nel 26,7% sulle performance dei processi produttivi, e nel 20,2% sulla progettazione di prodotti.

Per abbracciare  modelli a basso impatto ambientale sono necessarie però caratteristiche individuali quali consapevolezza, sensibilità e senso di responsabilità: per 55,4% del campione  la scelta di usare imballaggi a minor impatto ambientale è dettata principalmente dalla propria sensibilità ambientale; nel 52,7% la scelta di incrementare il grado di circolarità dei propri prodotti, è effettuata in modo consapevole attraverso ricerche ad hoc o consulenze dedicate e il 70% degli intervistati ha indicato la piena consapevolezza della destinazione degli scarti che produce.

Ma c’è ancora tanto da fare: Il 51,5% delle imprese segnala la concorrenza sleale connessa con un non corretto smaltimento dei rifiuti, il 45% reclama l’abbattimento dei tempi e delle procedure burocratiche dei processi di smaltimento, oltre alla pressione sul lato dei costi con un aumento nell’ultimo triennio del 21,8% del costo di smaltimento dei rifiuti a fronte di un aumento dei prezzi alla produzione del 4,9%.

INTERVENTI DI POLICY: LA MODALITÀ PRIORITARIA PER OTTIMIZZARE LA GESTIONE DEI RIFIUTI DELL’IMPRESA
% rispondenti – Elaborazione Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia su dati Sondaggio ‘Gestione rifiuti e vocazione al riciclo d’impresa’

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Fonte: Confartigianato Studi