Tetano, Epatiti A e B, Legionellosi: cosa sono, come si trasmettono, come si prevengono

Il tetano: cos’è?

E’ una malattia infettiva estremamente grave causata da un batterio, il Clostridium tetani, che è un normale ospite dell’intestino degli erbivori, soprattutto cavalli e pecore e, meno frequentemente, di altri animali, incluso l’uomo.

Dall’intestino viene emesso (con le feci) nell’ambiente esterno, dove è in grado di sopravvivere per molto tempo sotto forma di spora , che è la forma batterica più resistente agli agenti esterni (essiccamento, temperatura, ecc.).

Le spore sono diffuse ovunque nel suolo, soprattutto nei terreni concimati, e possono penetrare nell’organismo attraverso lesioni della cute (ferite, ustioni).

Nella sede della ferita la spora si riconverte nella forma batterica vegetativa, che si moltiplica producendo una tossina molto potente. La tossina viene trasportata con la circolazione linfatica ed ematica al sistema nervoso centrale sul quale agisce provocando la malattia.

Che cosa causa?

Dopo un periodo d’incubazione variabile in media da 3 a 21 giorni, a seconda della sede e del tipo di ferita, si manifestano contratture muscolari dolorose e persistenti tipicamente localizzate ai muscoli masticatori, che progressivamente si estendono ai muscoli del collo e del tronco.

Seguono spasmi generalizzati ed insufficienza respiratoria per interessamento dei muscoli respiratori. La mortalità è elevatissima (sino al 90% dei malati) ed è massima nei bambini e negli anziani.

La guarigione è possibile solo se i sintomi vengono riconosciuti precocemente e se il trattamento medico avviene in strutture specializzate.

Come si trasmette?

Il tetano si trasmette all’uomo esclusivamente per penetrazione delle spore attraverso le lesioni della cute; anche ferite apparentemente banali, come quelle che ci si può procurare nelle usuali attività domestiche (giardinaggio, cura degli orti, bricolage ecc…) possono essere pericolose.

In particolare le piccole ferite penetranti, come punture di chiodi o di spine, se trascurate, sono le più a rischio, in quanto rimarginandosi in breve tempo, in esse si crea un ambiente povero di ossigeno che facilita la moltiplicazione dei Clostridi del tetano.

Come si previene?

La più sicura ed efficace forma di prevenzione contro il tetano è la vaccinazione che consiste in un ciclo di tre iniezioni con successivi richiami ogni dieci anni.

La vaccinazione antitetanica è obbligatoria per legge dal 1963 per numerose categorie di lavoratori (lavoratori agricoli, pastori, allevatori, operai, manovali, addetti alla raccolta dei rifiuti, stradini, asfaltisti, ecc.), per tutti gli sportivi all’atto dell’affiliazione al CONI, e, dal 1968, per tutti i nuovi nati.

Viene inoltre effettuata ai militari eventualmente non protetti da precedente vaccinazione. Al di là delle categorie per le quali è prevista l’obbligatorietà, è comunque una vaccinazione assolutamente consigliabile per tutti, in quanto il rischio di contrarre il tetano a seguito di ferite, anche banali, è presente nella vita quotidiana.

Una particolare attenzione deve essere tenuta dalle donne nate prima che la vaccinazione diventasse obbligatoria per tutti in quanto, rispetto agli uomini, sono state più raramente vaccinate per motivi di lavoro, sport ed, ovviamente, servizio di leva.

Per tutti vale comunque la regola che, dopo aver completato la vaccinazione antitetanica, è necessario ricordarsi di effettuare un richiamo ogni 10 anni, per garantirsi una costante protezione dal tetano.


 

epatiteEpatiti A e B

Cosa sono

Le epatiti virali sono infiammazioni acute che, nel caso delle forme dovute ai virus di tipo B, C e D, possono degenerare in croniche.
Si manifestano con malessere generale, inappetenza, astenia e senso di stanchezza, nausea e dolori addominali, talvolta febbre e ittero (colore giallastro della pelle e delle congiuntive e urina color rossastro).

Molte volte l’epatite virale decorre senza ittero e quindi con una sintomatologia che molto assomiglia a un’influenza: non viene perciò diagnosticata. Tuttavia, poiché a seguito dell’infezione vengono prodotti anticorpi, è possibile attraverso esami del sangue, anche anni dopo, rilevare se la persona ha contratto nel passato tali malattie.

La vaccinazione antiepatite A è raccomandata a: addetti alla depurazione delle acque di scarico; addetti alla raccolta, trasporto e smaltimento rifiuti; addetti alla manutenzione impianti fognari.

La vaccinazione antiepatite B è offerta gratuitamente e indicata per le seguenti categorie: operatori sanitari e socio-sanitari; addetti alle pulizie nelle strutture sanitarie; addetti alla raccolta, trasporto e smaltimento rifiuti; addetti ai servizi cimiteriali e funebri; addetti alla depurazione delle acque di scarico; addetti alla manutenzione impianti fognari; veterinari; personale delle forze armate e di polizia.

La vaccinazione antiepatite B è offerta e indicata per persone conviventi con portatori cronici del virus dell’epatite B, ai politrasfusie agli emodializzati.

Come si trasmettono

L’epatite virale A si trasmette attraverso la via oro-fecale, principalmente con alimenti contaminati: sono particolarmente a rischio i frutti di mare crudi o poco cotti.
Può anche accadere che una persona malata, 15-30 giorni prima di manifestare i sintomi, contagi un familiare o persone che condividono con lei lo stesso ambiente per lungo tempo, a causa di una cattiva igiene personale. Non ci sono portatori cronici del virus.

L’epatite virale B si diffonde invece attraverso il sangue e i rapporti sessuali.

L’epatite B è una malattia infettiva grave e comune del fegato con gravi conseguenze patologiche di infezioni persistenti da HBV quali insufficienza epatica cronica, cirrosi e carcinoma epatocellulare (HCC).

Se l’infezione si verifica nella prima infanzia è spesso asintomatica e diventa cronica.

Possono diffondere l’infezione sia i malati che i portatori, ossia persone che hanno contratto in precedenza la malattia e, non avendo sviluppato gli anticorpi, mantengono il virus nel sangue.

Più di 2000 milioni di persone oggigiorno sono state infettate con HBV in qualche momento della loro vita. Di questi, circa 350 milioni rimangono cronicamente infettati e diventano portatori del virus.

La prevenzione

Per entrambe queste forme di epatite virale è disponibile un vaccino specifico. Contro l’epatite B in Italia la vaccinazione è stata introdotta nel 1991.

Negli ambienti sanitari le in tutte le attività che evidenziano un “rischio biologico” le infezioni per via ematogena riguardano diversi patogeni: HBV, HCV e HIV e sono di primario interesse per la frequenza di esposizione, per le conseguenze, occupazionali e non.

In talune categorie di lavoratori le punture accidentali con aghi o le ferite con oggetti taglienti rappresentano un evento piuttosto frequente; in Europa si registrano circa 1.200.000 infortuni all’anno.

Nei lavoratori a rischio biologico la frazione delle infezioni attribuibile ad una causa occupazionale è pari a circa il 39% per l’HCV, al 37% per l’HBV e al 4,4% per l’HIV.

Esistono tre strategie principali per prevenire l’infezione da HBV:

  • modificazioni comportamentali per prevenire la trasmissione
  • immunoprofilassi passiva: consiste nella somministrazione di immunoglobuline, quindi

di anticorpi specifici contro il virus dell’epatite B, ma è utilizzata solo in situazioni specifiche (neonati di madri infette HBsAg, puntura di aghi infetti o contatti sessuali (entro 48 h e non più di 7 giorni dopo), dopo trapianto epatico in pazienti già HBsAg positivi.

  • immunizzazione attiva (Vaccino) Il vaccino è estremamente sicuro ed efficace, gli anticorpi di protezione si sviluppano nel 95% dei soggetti.

La vaccinazione

  • Il protocollo del personale sanitario prevede la vaccinazione in 3 dosi con controllo della risposta anticorpale (antiHBsAg)
  • Prima vaccinazione: tre dosi standard (secondo quanto indicato dalla casa produttrice) di vaccino ricombinante per l’epatite B, somministrato a 0, 1 e 6 mesi.
    È indicata la valutazione della risposta anticorpale a distanza di almeno un mese dal completamento del ciclo primario della vaccinazione contro l’epatite virale B.
  • Responder: soggetto che ha sviluppato un titolo di anticorpi anti-HBs uguale o maggiore a 10 mUI/mL determinato ad 1-2 mesi dalla terza dose di vaccino.
  • Non responder: soggetto che ha sviluppato un titolo di anticorpi anti-HBs inferiore a 10 mUI/mL determinato ad 1-2 mesi dalla terza dose di vaccino. Nei “non responders” al ciclo primario deve essere somministrata una quarta dose e ripetuto il controllo dopo un mese

La  profilassi post-esposizione

  • nei non vaccinati: HBIg e la prima di quattro dosi di vaccino in due sedi differenti del corpo; si segue lo schema accelerato di immunizzazione (0,1,2, 6-12 mesi); la risposta anticorpale deve essere controllata dopo 1-2 mesi dal termine del ciclo vaccinale. Le HBIg, per essere efficaci devono essere somministrate entro 7 gg e il vaccino entro 14 gg dall’esposizione, ma tali tempi devono essere considerati come estrema dilazione della somministrazione che deve comunque avvenire il più presto possibile rispetto all’esposizione (entro 24-48 ore). L’uso di HBIg è quindi comunque consigliato e deve essere parte integrante del trattamento di profilassi;
  • nei vaccinati di cui non è nota la risposta anticorpale: esecuzione del test entro 24 ore; se il soggetto non è immune (antiHBs-negativi – non responders), la profilassi post-esposizione va effettuata mediante somministrazione di immunoglobuline specifiche;
  • nei vaccinati con avvenuta (e documentata) risposta anticorpale >10mUI/ml : nessun trattamento.

 

legionellosi

Legionellosi

Cos’è

È una malattia dovuta a diversi tipi di un batterio molto diffuso nei nostri ambienti (la legionella), che vive bene in ambiente umido.
Si presenta in due forme: la febbre di Pontiac, molto simile a un’influenza e quindi raramente identificata; una polmonite, con febbre, tosse, dolori muscolari e in alcuni casi anche difficoltà respiratorie.

Come si trasmette

  • La legionella si trasmette per via aerea, inalando particelle di acqua aerosolizzata, come avviene durante la doccia o in ambienti climatizzati. Può capitare infatti che la legionella si accumuli nelle autoclavi degli impianti di distribuzione dell’acqua potabile di case o alberghi o ospedali, oppure nei filtri per l’umidificazione presenti nei climatizzatori e, attraverso le goccioline di aerosol che si formano, raggiunga i polmoni.
  • La legionella non si trasmette da un ammalato a un altro soggetto, né bevendo acque che la contengono.

La prevenzione

  • La prevenzione del contagio consiste soprattutto nella corretta manutenzione di impianti idrici per l’acqua calda e dei climatizzatori.
    Sono disponibili diversi manuali per tecnici, installatori e manutentori con le indicazioni relative.